NAPSTER


STORIA DI NAPSTER E DEL CREATORE

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Alchemio ha scritto

Napster nasce nel 1999. È un’invenzione di uno studente universitario appena diciannovenne, Shawn Fanning. L’idea è semplice e malandrina: fornire gratuitamente a tutti quelli che lo richiedono un software peer to peer, in grado cioè di connettere in rete tutti coloro che l’hanno installato al fine di scambiare brani musicali convertiti in formato mp3 e archiviati nel computer…


“Really Weird”, davvero pazzesco: è questa la frase più usata dall’inventore di Napster, ad appena 19 anni osannato da 60 milioni di surfer, intervistato dai più importanti media, trascinato in tribunale con richieste di miliardi di dollari. Insomma, una vita alla grande per nulla dominata dal dio denaro. “I soldi? Non è è per quelli che l’ho fatto, volevo lasciare il segno, esserci anch’io”. E c’è riuscito, mettendo insieme una comunità enorme di utenti e di sviluppatori che lo hanno aiutato a correggere “bachi”, a ottimizzare prestazioni, a rendere Napster un software leggero (meno di 2 Mb), semplice da installare e da utilizzare, oltretutto disegnato per Windows, il sistema operativo più diffuso. Poi le cause e il fallimento. Fanning non si è mai scomposto, col berretto da baseball perennemente sul capo, i jeans, la stessa espressione dipinta in faccia, anche davanti ai giudici. Un grande, comunque vada, per quelli che la rete l’hanno sempre vista come un qualcosa di libero, di aggregante, una comunità alla quale fa piacere appartenere e guai a chi, autorità, industria, pezzi grossi, vuole metterci il naso. Fanning, come Linus Torvalds (l’inventore di Linux), Steve Jobs (il guru di Apple), Bill Gates, Pierre Omidyar (eBay) resterà nella storia. Il fenomeno Napster è esploso con velocità supersonica, il numero dei brani condivisi è arrivato a 900 mila; ed è cresciuta contemporaneamente l’opposizione di quasi tutti gli artisti e di tutte le case discografiche. “La musica è troppo cara, musica per tutti, i nostri diritti sono sacrosanti”: il dibattito si infiamma. Alla fine a spuntarla è l’industria discografica che costringe Napster alla chiusura. Tante lacrime da parte dei fan di Fanning ma poi, come sempre è successo in rete, è scattata la corsa a un altro software, al surrogato del mito, primo fra tutti Kazaa.
Quanto a Napster, praticamente inattivo da luglio e drasticamente ridimensionatosi causa il filtro imposto lo scorso marzo dal giudice della Corte di San Francisco Marilyn Hall Patel sui brani coperti dal copyright, c’è da chiedersi se e come gli ex fedelissimi (arrivati fino a quota 60 milioni nel mondo) si siano già spostati verso quei siti nel frattempo cresciuti a macchia d’olio nella Rete, da Audiogalaxy a Imesh, da MusicCity a Winmx.

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