Figlia di Sgarbi, la madre batte cassa

La mamma della bambina nata nel 2000 chiede sequestro dei beni per 800mila euro: «Mai provveduto al mantenimento»

MILANO – Per Vittorio Sgarbi papà i guai sembrano non finire mai. La madre della seconda figlia che Sgarbi ha riconosciuto ufficialmente – dopo il figlio avuto da Patrizia Brenner, e in attesa che il Tribunale dei minori di Ancona si pronunci sulla presunta paternità di una bimba di madre albanese – ha chiesto al Tribunale dei minori di Torino il sequestro conservativo di beni per 800 mila euro in possesso del critico d’arte e assessore alla cultura a Milano. In particolare, l’avv. Giulia Facchini, che rappresenta gli interessi della madre della bambina (nata nel 2000 a Torino e riconosciuta spontaneamente dal padre nel 2003) chiede che vengano posti sotto sequestro i proventi dell’asta di opere d’arte della collezione «Cavallini-Sgarbi», in programma il 5 marzo a Milano. Circa 180 quadri di Guercino, Alessandro Rosi, Mattia Preti, Gioacchino Assereto e altri maestri italiani, per un valore complessivo stimato in quasi 300 mila euro.

Finora, sostiene l’avvocato Facchini, il critico non ha mai provveduto al mantenimento della figlia, che pure ha frequentato, anche se non con assiduità. «La mia assistita – assicura il legale – è da sempre disponibile a una trattativa, nell’esclusivo interesse della bambina». Tuttavia, argomenta l’avvocato citando le dichiarazioni del critico d’arte apparse di recente sulla stampa circa la sua attuale situazione debitoria, «la mia assistita, a tutela della figlia, ha dovuto chiedere al Tribunale di provvedere in via d’urgenza al sequestro dei proventi dell’asta della collezione Sgarbi. Per decidere sull’istanza i giudici hanno convocato Vittorio Sgarbi per il 3 marzo, «ordinandogli di esibire in giudizio i modelli fiscali degli ultimi cinque anni e l’inventario delle opere d’arte in vendita all’asta, con l’indicazione del valore stimato per ciascuna opera». «La mia assistita – ha poi spiegato l’avv. Facchini – sta per perdere il lavoro che aveva, e deve provvedere alla bambina. Abbiamo considerato che una somma di circa 2.500 euro al mese, corrisposta fino al ventiseiesimo anno d’età, e cioè fino al presumibile raggiungimento dell’autonomia economica della minore, sia una valutazione equa».

Per il 26 marzo prossimo invece è fissata la nuova udienza del procedimento aperto davanti al Tribunale dei minori di Ancona per il riconoscimento della bambina nata nel 1998 a Roma da una donna albanese. Sgarbi, assistito dall’avv. Giampaolo Cicconi, si è finora sottratto all’esame del dna disposto dai giudici, ritenendolo una forma di «violenza fisica e morale».

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