Che fine ha fatto Vitellozzo? Legge poesie. E continua a far ridere

Domenica a Milano Carlo Monni, l’attore che ha recitato nel film di Benigni e Troisi con uno spettacolo che mescola eros, poesia e jazz  

MILANO – Non ha né il cellulare né la macchina né la televisione. Lui, Vitellozzo-Carlo Monni, continua ancora oggi a vivere nel «millequattrocento, quasi millecinque», come diceva una delle tante battute del film cult Non ci resta che piangere in cui ha recitato insieme a Benigni e Troisi. Vitellozzo – per chi ha ricordi sbiaditi del grande successo al botteghino dell’anno 1984 – ospita in casa i due amici Mario e Saverio persi nel tempo: gli dà da dormire e da mangiare. Sono sempre loro due poi a rilevare la macelleria di famiglia rimasta senza padrone quando Savonarola lo fa arrestare dopo avergli ucciso anche l’ultimo dei fratelli.

VITELLOZZO A MILANO – Vitellozzo-Carlo Monni, 24 anni anni dopo quel film, è un po’ invecchiato. Ma dentro è sempre lui, stesso spirito verace e anarcoide, toscanaccio fino nel midollo, stesso carattere forte e sanguigno, stessa voglia di ridere e di far ridere. E di occuparsi più che può del suo grande amore di sempre, la poesia. In un tempo come questo «contemporaneo» (come ama ripetere) dove la poesia non è certo di moda, Vitellozzo-Monni è in controtendenza. Ma lo è sempre stato, fa parte del suo dna. E ancora oggi, a 65 anni – come se il tempo si fosse fermato a quando, ragazzo, iniziò a sentire forti «I dolori del giovane Charlessemonnì» in quella piana che negli anni ‘60 era la campagna ad ovest di Firenze battuta dal vento di rovaio (ora sommersa da capannoni, magazzini, mega centri commerciali e dal tanfo della discarica) – ancora oggi, dicevamo, l’attore toscano continua ad amare e trovare sollievo nella poesia. Ostinandosi a portarla su tutti i palcoscenici che gli capitano sotto i piedi. Ultimo quello di Milano, dove domenica prossima 2 marzo verrà con lo spettacolo «La lingua nascosta della luna», una serata dedicata all’ «eros, alla poesia e al jazz» insieme all’attrice Valentina Banci, alle liriche di Andrea Salvatici (autore del libro che dà il titolo all’evento, con prefazione di Alda Merini) e ai suoni dei venti musicisti della Sunrise Jazz Orchestra (Teatro Caboto, via Caboto 2 angolo piazza Po, ore 21, ingresso libero).

I VIDEO:
Monni Vitellozzo in «Non ci resta che piangere»
La seconda notte
L’aneddoto sul film
Carlo Monni e la poesia interrotta da Ceccherini

Carlo Monni negli anni '90
Carlo Monni negli anni ’90
LA POESIA E L’ARTE DI FAR RIDERE – Carlo Monni è «un monumento vivente» a Firenze e in Toscana. Tutti lo riconoscono e lo salutano. Lui è «Vitellozzo», ma è anche il «Bozzone» di Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, è l’amico di scorribande e di gioventù di Roberto Benigni con cui partì per Roma in una giornata piovosa degli anni ’70 insieme a Donato Sannini su una Citroen Ds in cerca di fortuna nel mondo del cinema. Oggi, nonostante gli oltre cento lavori fatti tra teatro e cinema (fatevi un giro su wikipedia e guardate con chi ha lavorato: da Ronconi, a Ferreri, a Monicelli, a Bertolucci per parlare solo dei primi che vengono in mente fino all’ultimo film appena uscito a cui ha preso parte, Il mattino ha l’oro in bocca con Elio Germano sulla vita di Baldini, dove recita nella parte del padre del conduttore-radio fiorentino spalla di Fiorello), Monni continua a essere semplicemente se stesso. Amato e osannato, specie dai più giovani perché lui ormai è parte integrante di Firenze: non solo del lato “cinematografico” della città ma dello spirito, quello vero, che si sta perdendo. Parte integrante del paesaggio, insomma. Sentirlo parlare, recitare o arrabbiarsi in una discussione a cena in trattoria significa sentire la lingua toscana vera, quella che si sta perdendo troppo in fretta. Difficile trovarlo fuori dalla sua regione, se non impossibile. La data di Milano è un’occasione più unica che rara.
Carlo Monni oggi (dal sito scanner.it)
Carlo Monni oggi (dal sito scanner.it)
LUNGO L’ARNO – Se invece siete a Firenze e avete fortuna (inutile chiamarlo al cellulare), lo trovate la mattina a passeggiare lungo l’Arno al parco delle Cascine. Se poi avete anche tempo e voglia (e se anche lui ha voglia) potete ascoltarlo mentre recita le liriche di Shakespeare, Cardarelli, Boccaccio, Dante, Cecco da Varlungo davanti al fiume e sotto le piante. Se avete ancora più tempo e più voglia, lo trovate d’inverno nei teatri di Firenze e provincia; d’estate nei borghi e nei colli più belli della Toscana, a tutte le sagre, feste e occasioni possibili (e sono davvero tante) in cui lo invitano. Spettacoli in cui si ride ma dove tra una battuta e l’altra Monni riesce a mettere sempre anche tanta poesia. Insieme agli inseparabili amici: Ettore “il Grezzo”, Franco Casaglieri con cui costruisce con niente spettacoli e letture dantesche straordinarie come l’ultima di «Monni all’inferno», Massimo Ceccherini, i musicisti della Banda alle Ciancie, gli attori Andrea Cambi e Andrea Kaemmerle con cui recita per l’Utopia del Buongusto, un’iniziativa di cene e teatro all’aperto nei luoghi più suggestivi e sperduti. Roba di nicchia, per pochi fortunati (o veri intenditori, fate voi). L’ultimo spettacolo, quest’inverno, «Cecco toccami», al teatro di Rifredi a Firenze ha fatto il tutto esaurito. Se volete vedere Carlo Monni, uno degli ultimi sopravvissuti di una razza in via d’estinzione, lo potrete trovare al parco delle Cascine, al teatro, in qualche film al cinema o su Internet. Ma non in televisione però perché Monni-Vitellozzo la odia: è stata lei, «Lady Television ad uccidere Monsieur Le Theatre» come racconta spesso in un suo monologo. E poi perché «nel millequattrocento quasi millecinque la tv ancora non c’era. E si stava tutti meglio».

2 risposte a Che fine ha fatto Vitellozzo? Legge poesie. E continua a far ridere

  1. Eric Hundin scrive:

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    Eric Hundin

  2. Tommaso scrive:

    A Milano ci sono moltissimi teatri, forse è meglio scrivere in quale reciterà il Monna.
    Grazie

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