Regione Puglia, codice antimolestie “In ufficio niente sguardi insistenti”

<B>Regione Puglia, codice antimolestie<br>

BARI – I tremila dipendenti della Regione Puglia sono avvisati: fare il macho con la collega che non ti considera o fare l’occhietto per corrompere il capo irreprensibile può costare caro. È entrato in vigore e sarà affisso in ogni ufficio, il codice anti-pizzicotto. Chi indugia con lo sguardo sul vicino di computer sappia che sanzionata, se accertata, può essere anche la tentazione.

Il codice di condotta per la prevenzione di molestie sessuali, discriminazioni e mobbing, elaborato da un paio di comitati regionali, e adottato dalla giunta regionale, è puntiglioso, preciso, dettagliato. Soprattutto nella parte in cui s’indugia sulle “tipologie esemplificative di comportamenti”, che si configurano come “molestia sessuale”. Uno “sguardo insistente” può essere pericoloso. Ovviamente per chi lo fa. Più compromettenti e più dimostrabili sono “i gesti alludenti al rapporto sessuale”. Vietati anche i “discorsi a doppio senso a sfondo sessuale”. Raccontare le proprie perfomance sessuali della notte precedente in presenza di chi non vuole ascoltarle, porta il dipendente regionale dritto dritto alla sanzione disciplinare. Che è sempre in agguato. Anche se sulla scrivania c’è la foto osè di una modella su un giornale letto in ufficio. Ma il vero spauracchio sono i “contatti corporei fastidiosi”. Nell’ordine: pizzicotti, pacche, carezze. Dare un pizzicotto può essere fatale al pari di una pacca. Ma rischiosissima è anche la carezza. Quella evidente, sincera ma non voluta al pari di quella intenzionale camuffata da casualità.

“Spetta a chi agisce stabilire se il comportamento possa essere tollerato o considerato offensivo o sconveniente dal lavoratore e dalla lavoratorice verso cui l’azione è diretta”, recita il codice anti-pizzicotto che affida “il dovere di vigilare” ai responsabili di strutture e uffici, proprio coloro che, in teoria, avrebbero più di altri il “potere” di imporre la molestia. Ma così è. La giunta regionale ha adottato il codice dopo che le rappresentanze sindacali interne hanno accettato. E all’unanimità. Perché se la casistica è quella – si racconta – vuol dire che è accaduto.

“C’è una direttiva ministeriale del 2004 che sollecita le pubbliche amministrazioni ad attivarsi per realizzare il benessere fisico e psicologico delle persone”, spiega l’assessore alle Risorse umane, Guglielmo Minervini.
Al bando, dunque, la battuta pesante ma anche l’allusione, il commento volgare che spesso arriva in Cassazione per essere sanzionato. Tutto il contrario di quella “libido da ufficio” che secondo alcuni sondaggi, farebbe aumentare la produttività, che s’alimenta di sguardi insistenti o di doppi sensi prima di scoppiare.

Alla Regione Puglia l’ufficio è a rischio-controlli. Allora meglio attrezzarsi: un paio d’occhiali da sole, girare alla larga dal collega dell’altro sesso per evitare contatti fisici anche casuali, possono aiutare il dipendente regionale a resistere alla tentazione e conservare il posto di lavoro.

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