Le spiagge che non ci saranno più

Phuket, in Thailandia, è minacciata dalla siccità. Nel Maine invece il problema è l’innalzamento dell’acqua

MILANO – Il riscaldamento climatico non è un pericolo solo per la sopravvivenza di tante specie che vivono nei posti più estremi del pianeta. L’innalzamento delle temperature sta mettendo a rischio la sopravvivenza di alcuni luoghi mozzafiato che da decenni ospitano turisti provenienti da tutto il mondo. La rivista economica Forbes, più volte definita dagli esperti di finanza “la Bibbia del capitalismo”, ha provato a stilare la classifica delle otto aree costiere che più rischiano di scomparire. Oltre al riscaldamento climatico, i fattori che maggiormente minacciano l’ecosistema di questi territori sono l’eccessiva pesca e l’inquinamento marino .

Puket (Puttipan.com)
PHUKET E I CARAIBI – La prima celebre costa che compare in questa poco edificante classifica è quella che si trova intorno all’isola di Phuket, in Thailandia. Famosa per le sue spiagge sabbiose e per i suoi villaggi turistici alla moda, Phuket negli ultimi anni ha subito sensibili cambiamenti a causa del riscaldamento climatico. Il problema maggiore che minaccia l’isola è la siccità e spesso durante l’alta stagione anche i più moderni alberghi restano privi d’acqua. Se si guarda in prospettiva, questa crescente siccità potrà creare forti tensioni tra la popolazione locale e l’industria del turismo. Seguono in classifica le isole caraibiche che come spiega Mark Spalding, uno scienziato marino dell’organizzazione internazionale “Nature Conservancy”, sono colpite da una “sinergia di minacce” come il riscaldamento climatico, l’eccessiva urbanizzazione e la pesca illegale. Inoltre lo sbiancamento dei coralli, causato dalle sempre più frequenti tempeste, è un fenomeno distruttivo che colpisce la barriera corallina e il suo ecosistema .
Un faro nel Maine (onebigmaine.com)

GOLFO DEL MAINE E ISOLA DI MAIORCA – Un’altra linea costiera profondamente minacciata dal riscaldamento climatico è quella che si estende lungo il golfo del Maine, negli Usa: come scrive Forbes essa «non è solo un rifugio per i turisti, ma è anche un forte supporto per l’economia regionale” che vive principalmente di pesca e allevamento. Tuttavia secondo uno studio dell’autorevole rivista “Science” il riscaldamento climatico e l’eccessiva pesca hanno determinato l’innalzamento del livello

Maiorca (paesionline.it)

delle acque che possono provocare serie conseguenze sull’ecosistema marino. Minacciate dai cambiamenti climatici sono anche le coste mediterranee di Maiorca: famose per il gran numero di turisti che ospitano ogni estate, proprio come Phuket sono minacciate da una crescente scarsezza d’acqua potabile, dovuta all’eccessiva domanda e all’aumento della temperatura atmosferica. Negli ultimi anni il governo spagnolo ha cercato di porre rimedio al problema della siccità inviando numerose navi cisterna, ma per il futuro si teme un declino della fiorente industria del turismo

LE ALTRE – La rivista Forbes indica altre quattro aree costiere minacciate da diversi fattori. La prima è quella che si estende lungo la costa centrale del Cile, formata da tantissime e splendide spiagge bianche: qui la scomparsa di tante specie marine è dovuta non solo al riscaldamento climatico, ma anche all’inquinamento prodotto dalle numerose industrie di pesca sorte negli ultimi anni nei territori circostanti. Segue la costa che si trova lungo il confine tra il Canada meridionale e lo stato americano dell’Oregon, colpita da un alto tasso d’inquinamento: ciò ha provocato la scomparsa di numerose specie ittiche e persino lo sviluppo di pesci maschi con caratteristiche sessuali femminili. Terminano la classifica le coste orientali delle Filippine, minacciate dall’eccessiva pesca e dalla conversione delle foreste mangrovie in siti per l’allevamento di gamberi e pesce (queste foreste proteggono le aree costiere dall’erosione, dai cicloni e dai venti) e alcune zone costiere bagnate dal Mar del Nord anch’esse colpite dall’eccessiva pesca e dall’inquinamento

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