Monica Bellucci, sesso bollente con Favino conteso da due donne

<B>Monica Bellucci, sesso bollente<br>con Favino conteso da due donne</B>

Monica Bellucci e Pierfrancesco Favino sul set

TORINO – “Certo che il cinema è strano. Ho incontrato Pierfrancesco per la prima volta due giorni fa e subito mi sono ritrovata nel letto con lui in una sequenza di intensa sessualità. Per fortuna è simpatico e mi piace, abbiamo trovato subito una sintonia”, dice Monica Bellucci, interprete di Alba, una delle donne di L’uomo che ama, che è Pierfrancesco Favino. Scritto (con Ivan Cotroneo) e diretto da Maria Sole Tognazzi, prodotto da Donatella Botti con Medusa, il film è in lavorazione a Torino, dove Roberto, il protagonista, lavora in una antica farmacia a piazza del Carignano angolo via Cesare Battisti. L’insegna è vera, ma in realtà nel locale oggi c’è un’agenzia di viaggi.

“Il cinema in genere racconta la passionalità dell’amore maschile nelle storie omosessuali, più rara è la passionalità nei confronti di una donna, è duro vedere un maschio che al mattino sta male per amore, non riesce ad alzarsi, vomita”, dice Pierfrancesco Favino, interpreti di personaggi come il Libanese di Romanzo criminale, il tenero Davide di Saturno contro o Bartali, l’uomo d’acciaio. L’uomo che ama, dice, “è un uomo normale, un satellite che gira intorno al pianeta donna, immerso in una storia di sentimenti, un che per amore soffre e fa soffrire”.

Soffre Monica Bellucci. “A parte Ricordati di me, il cinema in genere mi usa come la donna che fa sognare, seduttiva e distante, un po’ fuori dal comune. Alba invece è una donna soddisfatta del suo lavoro – allestisce mostre d’arte – ma alle prese con i problemi del quotidiano come tutte le donne del mondo. Secondo me nel film rappresento la ‘donna-casa’”, dice l’attrice, che, protagonista di due film in uscita – Sangue pazzo di Giordana e il thriller Shoot’em up, parteciperà negli Usa al film di Rebecca Miller The private lives of Pippa Lee, con Winona Ryder, Robin Wright, Julianne Moore.

Anche se ormai è nel grande cinema internazionale, la Bellucci non ha ancora acquistato sicurezza: “Ho bisogno del dubbio, è la spinta che mi fa fare le cose. Ogni personaggio che accetto mi fa paura. Forse è proprio per questo che li accetto”.

Per Favino l’universo femminile che affronta è vasto. Oltre alla Bellucci, ci sono Xenia Rappoport – Sara, direttrice d’albergo – Marisa Paredes, proprietaria della farmacia – “Con lei il legame è di amicizia complice, molto stimolante, un po’ la mia maestra di vita” – e Piera Degli Esposti, la madre tutt’altro che materna e tradizionale. Dice Maria Sole Tognazzi che L’uomo che ama è “un film non sentimentale che parla dei sentimenti in maniera diretta e spudorata. Come succede nella vita, Roberto è un uomo normalissimo che in due storie diverse vive situazioni opposte, lui che abbandona e lui che viene abbandonato, carnefice e vittima. E, come nella vita, quando facciamo soffrire, non ricordiamo quanto abbiamo sofferto noi”.

Oltre alle facilitazioni da parte della Film Commission, la scelta di Torino per la Tognazzi deriva da ragioni personali. “I Bettoja, la famiglia di mia madre, erano del lago d’Orta, ci hanno vissuto a lungo e ho molti ricordi. Avendo scelto di ambientare sul lago la casa dove vivono i genitori del protagonista – Piera Degli Esposti e Annibale Ninchi – era naturale che Roberto vivesse e lavorasse a Torino”, dice la regista, che, a differenza dei fratelli Ricky e Gianmarco, non ha mai pensato di fare l’attrice.

Il cinema lo ha imparato sul campo, aiutoregista prima in teatro poi sui set. Cinque anni fa esordì felicemente nella regia del lungometraggio con Passato prossimo, che, come L’uomo che ama, “in cui si soffre per amore ma ci sono molti momenti di leggerezza e di sorriso”, è difficile da definire con un’etichetta. “Non so neanch’io definire le storie che faccio. Di mio padre mi resta l’insegnamento dell’umiltà, dell’amore per quello che fai, della semplicità. Vorrei che i miei film somigliassero alla vita”.

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