Usa, allarme per la salvia divinorum

Ha effetti allucinogeni e si sta diffondendo tra gli adolescenti. La pubblicità sui siti online

La salvia è nel mirino della legge in Florida. Non la comune erba che si usa in cucina o si strofina sui denti per ottenere un effetto sbiancante, ma la salvia divinorum, una pianta contenente la Salvinorina A, una sostanza psicoattiva naturale molto potente che provoca, fra l’altro, effetti allucinogeni. Proprio per questo in otto Stati americani sono già in vigore alcune limitazioni per il suo possesso e altri sedici stanno valutando analoghe misure, fra cui appunto la Florida che martedì discuterà un progetto di legge che prevede fino a cinque anni di carcere per chi la possiede, equiparandola alla marijuana e all’Lsd. Il fatto che sia legale e che i suoi effetti durino circa un’ora, o comunque meno rispetto ad altri allucinogeni come l’Lsd, rendono questa sostanza appetibile soprattutto fra gli adolescenti.

PUBBLICITA’ SUL WEB – E a pubblicizzarla ci pensano alcuni siti Internet, che la vendono per pochi dollari o euro. Un pacchetto per «principianti» da 24,75 euro provvede a «un paio di buoni viaggi», assicura Azarius.net, che offre anche estratti di salvia da fumare al gusto di ciliegia, fragola e rum (il sapore naturale non è dei più gradevoli). Questa sostanza, inizialmente diffusa fra i nativi messicani, infatti, si può masticare, fumare o diluire nelle bibite.

GLI EFFETTI – Cosa provoca? Influisce sulla capacità di giudizio e non aiuta chi è alla guida della propria automobile, e, nel caso di suicidio di un ragazzino del Delaware due anni fa è stata indicata come una possibile causa, anche se non sono state riscontrate tracce durante l’autopsia sul corpo del giovane. La madre aveva comunque dichiarato che quando suo figlio ne faceva uso si incupiva. Difficile dire quante persone consumino Sally-D o Magica Menta, come viene chiamata, perché le statistiche languono dato che in molti Stati è ancora legale. Quando però l’anno scorso l’Università di San Diego ha condotto un’indagine su più di 1500 studenti, è emerso che il 4% o ne aveva fatto uso durante l’anno precedente.

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