Troppo grasso, mafioso scarcerato

Nessuna cella adatta a contenerlo

Grazie alla sua stazza record, 210 chili, un presunto mafioso ha ottenuto la scarcerazione e gli arresti domiciliari: in tutta Italia, non c’è una cella abbastanza capiente per ospitarlo. E’ accaduto al 36enne Salvatore Ferranti, indagato per associazione mafiosa come appartenente ad uno dei clan fedeli ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Il tribunale del riesame di Palermo ha mutato la pena all’uomo, a causa della grave obesità di cui soffre.

Il tribunale ha accolto la richiesta degli avvocati Raffaele Bonsignore e Giuseppe Giambanco. La Procura, che aveva espresso parere contrario, non ha però fatto appello e la decisione non è più impugnabile in Cassazione. Per la vicenda Ferranti è stato il sistema carcerario, più che i magistrati, ad alzare bandiera bianca: il reato di associazione mafiosa prevede infatti sempre la custodia in un istituto penitenziario, a meno di gravissimi motivi di salute. E Ferranti non era considerato “ammalato”, nè a rischio. I giudici hanno deciso però di concedergli i domiciliari perchè nessuna delle quattro “case circondariali” che ha girato è stata in grado di assicurargli un trattamento che tutelasse e
rispettasse la sua dignità umana. A Palermo, nel carcere di Pagliarelli, il primo in cui era stato rinchiuso, il 9 agosto scorso, con l’accusa di far parte della famiglia mafiosa di Torretta, non c’era una bilancia dalla portata adeguata al peso di Ferranti. Il trasferimento a Pesaro aveva obbligato la direzione ad assegnare al detenuto un ‘piantone’, un agente di polizia penitenziaria che doveva occuparsi, notte e giorno, di aiutare Ferranti nelle sue necessità giornaliere, fisiologiche e di movimento. Il nuovo trasferimento a Monza non aveva risolto i problemi. La direzione aveva scritto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Il detenuto non può dormire, non avendo un letto adatto al proprio peso, non può andare in bagno perché non passa dalla porta …”. Inutile la richiesta del Dap di costruirgli una cella ad hoc: ci vogliono “importanti e strutturali lavori di adeguamento”, ha risposto il provveditorato regionale per la Lombardia dello stesso Dipartimento penitenziario. Inutile anche l’ultimo trasferimento nel carcere milanese di Opera: “Le condizioni di salute di Ferranti – conclude il collegio del riesame – non hanno trovato una degna sistemazione che abbia reso compatibile con la detenzione la grave obesità da cui è affetto l’indagato”.

Una risposta a Troppo grasso, mafioso scarcerato

  1. Sophieboop scrive:

    non so perchè ma a una prima letta mi ha ricordato l’episodio dei Simpson in cui Homer decide di ingrassare a dismisura per poter lavorare da casa…
    So.

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