È vietato spiare chi scambia musica online

Il Garante: no ai controlli delle aziende. Fermata azione di una casa discografica

MILANO – Non si può scavalcare la privacy in nome del diritto d’autore: le «intercettazioni» informatiche avviate da società private per dare la caccia a chi scambia musica o giochi su Internet sono illegali. Lo ha stabilito il Garante per la privacy chiudendo l’istruttoria avviata sul caso Peppermint. La casa discografica tedesca da tempo aveva dichiarato guerra aperta ai pirati del download, arrivando a farli «spiare» da una società informatica svizzera, la Logistep. Con un obiettivo: tirar fuori i nomi dei «ladri» di note online, «stopparli» e ottenere un risarcimento.

Un gioco da ragazzi per questi esperti di soluzioni anti-pirateria che con software ad hoc avevano individuato migliaia di indirizzi Ip – sorta di carta d’identità – dei pc ritenuti responsabili dello scambio illegale di file. Dalla magistratura avevano poi ottenuto in primo tempo l’ok per indurre Internet provider come Wind e Telecom a rivelare i nomi dei navigatori corrispondenti agli Ip rilevati. Infine avevano spedito migliaia di minacciose raccomandate che invitavano i navigatori «intercettati» a collaborare rimuovendo i file contestati e pagando 330 euro. In cambio si sarebbe evitata una denuncia per condivisione di musica protetta da copyright. Un illecito penale.

Le migliaia di persone che si erano viste recapitare a casa la lettera ora possono tirare un sospiro di sollievo secondo le associazioni dei consumatori mentre invece Enzo Mazza, presidente della Fimi, prevede una raffica di denunce. Intanto le società «incriminate» sono ora tenute a cancellare i dati raccolti entro il 31 marzo. «Non è una decisione equa» protestano gli avvocati tedeschi di Mahlknecht & Rottensteiner, difensori della Peppermint. «C’è un diritto dimenticato, quello di proprietà. C’è un diritto violato, quello a una protezione giudiziale seria – lamentano -: la polizia postale e le procure finora non sono riuscite a fare granché: a parte qualche multato, la fanno franca tutti». Taglia corto il Garante Mauro Paissan: «In un Paese democratico non c’è spazio per una giustizia fai-da-te, per far valere i propri diritti non ci si può inventare una polizia privata».

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