Italiana trova acqua e metano nello spazio

Giovanna Tinetti contesa dagli atenei di Pasadena e di Londra. «Ma forse ritorno»

MILANO-«È il mio pianeta della fortuna», dice sorridendo Giovanna Tinetti all’University College di Londra. Infatti, indagando il corpulento oggetto «HD 189733b» che ruota attorno ad una stella della costellazione Volpecula, a 63 anni luce dalla Terra, ha scoperto nella sua atmosfera la presenza del metano. Nel luglio scorso, sempre analizzando la sua luce trovava anche l’acqua. Mai prima d’ora sugli ormai numerosi mondi extrasolari (250 circa) sono state rilevate le due preziose sostanze, mattoni fondamentali per lo sviluppo di qualche forma di vita. «Il metano contiene carbonio- precisa Giovanna- cioè materia organica che in ambiente opportuno può favorire l’evoluzione verso la biologia. È accaduto così anche sulla nostra Terra».

 

Nulla del genere è tuttavia ipotizzabile sul remoto pianeta «bollente » simile nelle dimensioni e nelle caratteristiche gassose al nostro Giove. Il risultato viene spiegato oggi nei dettagli sulla rivista britannica Nature e dimostra la benigna testardaggine della sua scopritrice, frutto della passione. Giovanna si era appena laureata in fisica a Torino studiando l’infinitamente piccolo, le particelle atomiche, quando Michel Mayor dall’osservatorio di Ginevra individuava in cielo il primo pianeta attorno ad un’altra stella, la 51-Pegasi. «La notizia suonò per me come una folgorazione – racconta – e da allora la mia scienza e il mio interesse sono dedicati solo a questi mondi lontani, ma non per trovarne di nuovi ma per vedere come sono fatti, che cosa nascondono e, soprattutto, se ci possono essere tracce di vita». Così Giovanna abbandona gli atomi e Torino dove era nata 35 anni fa, e vola Caltech, il Politecnico della California scivolando presto al vicino Jet Propulsion Laboratory della Nasa dove gli «altri» pianeti sono di casa. E lì ha davvero toccato il cielo con un dito rimanendoci per dieci anni e preparandosi alla doppia scoperta, prima l’acqua e poi il metano.

Ma questa seconda è il frutto di un cambio di vita sempre comunque animata anche da altre passioni mai dimenticate come il suono della chitarra e la danza. «Volevo riavvicinarmi all’Italia, dove forse un giorno tornerò – racconta- e così, nonostante gli inviti a rimanere a Pasadena, ho accettato l’offerta dell’ University College di Londra che voleva organizzare un gruppo di scienziati dedicato all’affascinante ricerca. Io avevo il compito di guidarla e ci siamo subito messi al lavoro». La caccia al possibile gemello della Terra è ormai una febbre che contagia gli astronomi nei cinque continenti. Ma è ancora un’ardua impresa perché nessun telescopio terrestre o spaziale riesce a fotografare questi corpi troppo lontani per le capacità umane. Infatti la loro esistenza si coglie indirettamente, analizzando le anomalie del comportamento della stella madre oppure le variazioni luminose della stessa stella. Per scovare il metano ha studiato, assieme a Mark Swain del Jet Propulsion Laboratory, gli spettri dell’astro raccolti nella lunghezza d’onda dell’infrarosso vicino, con il telescopio spaziale Hubble.

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All’acqua, invece, era arrivata spulciando i dati trasmessi dal satellite americano Spitzer. E adesso si prepara alla prossima sorpresa. «Sto collaborando al nuovo telescopio spaziale James Webb che partirà fra cinque anni-conclude Giovanna -. Sarà lui, forse, a regalarci una vera rivoluzione perché il suo occhio sarà in grado di avvistare pianeti forse uguali alla Terra».

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