Telefoni del futuro, la ricetta giapponese

Con 15 euro tutti connessi, in qualsiasi luogo. La fibra ottica sarà il nuovo motore dell’economia nipponica

Negli anni Ottanta, il Giappone è stato preso a modello in America e in Europa per aver reinventato la sua possente industria manifatturiera su due pilastri: la qualità dei prodotti e l’organizzazione del lavoro in tempo reale. Nel primo decennio del Duemila, l’Impero del Sol Levante tornerà a far scuola con l’Ubiquitous Society, lanciata dal governo Koizumi nel dicembre del 2004 e ora in fase di avanzata costruzione a opera soprattutto di Ntt, l’ex monopolista Nippon Telegraph and Telephone? Il punto di domanda è d’obbligo perché, come mostra il grafico del rapporto dell’Ofcom, l’Authority britannica, i Paesi occidentali stanno prendendo strade assai meno impegnative, gli europei in particolare. E però, se la seconda potenza economica del pianeta investe l’equivalente di 31 miliardi di euro tra il 2005 e il 2010 nelle next generation networks, seguita da due tigri asiatiche come la Corea e Singapore e dalle principali metropoli cinesi mentre il resto del mondo sta a guardare, l’affare è troppo serio per liquidarlo come dirigismo orientale senza averlo prima capito.

Il Giappone potrà dirsi pronto a costruire l’ubiquità quando tutti i suoi 128 milioni di cittadini, continuando a pagare una tariffa base attorno ai 15 euro, potranno collegarsi alla velocità di 100 megabit al secondo, passando dalla rete fissa alla mobile e viceversa, in qualsiasi luogo del Paese a qualsiasi ora, in superficie e in galleria. Il progetto si intitola u-Japan. Lo slogan è: Anytime, Anywhere, by Anything and Anyone. L’infrastruttura dovrà essere pronta nel 2010. Per una nazione, dove si vive in media fino a 82 anni, e si nasce sempre meno, la vita in banda larghissima dovrebbe diventare più agevole per i vecchi e più stimolante per i giovani grazie a un uso facile e pervasivo dell’Ict ( Information communication tecnology). Cambierebbero il modo di lavorare, la cura della salute, l’educazione scolastica e l’aggiornamento professionale, i trasporti pubblici e privati, la sicurezza e la prevenzione degli effetti di terremoti e tifoni, si utilizzerebbero meglio i materiali e le fonti energetiche. Infine, aumenterebbe la produttività del sistema e si potrebbe contrastare molto meglio la concorrenza dei paesi emergenti nella manifattura, che resta il cuore del Paese.

Secondo le stime fatte dal ministro Takuo Imagawa tre anni fa, il fatturato delle attività connesse alle comunicazioni in banda larghissima arriverà nel 2010 a 87 trilioni di yen, ovvero a 534 miliardi di euro, quasi il triplo rispetto al 2003, quando ancora si stava ultimando il dispiegamento della banda larga. Le ricadute sull’intera economia in termini di nuovi business e di maggior efficienza delle attività esistenti determineranno, sempre nel 2010, un incremento del prodotto interno lordo nipponico di 120,5 trilioni di yen, ovvero di 734 miliardi di euro. Poiché il Pil del Giappone è stato di 430 trilioni di yen nel 2006, le reti di prossima generazione dovrebbero indurre in 4-5 anni una crescita del Pil di circa un terzo. Questa esplosione dell’economia a ritmi cinesi, in verità, non si è ancora vista. Probabilmente, il governo ha fatto un po’ di propaganda per giustificare il suo intervento. E’ vero però che u-Japan è stato deciso dal premier riformista Junichiro Koizumi come rimedio contro il declino dell’economia giapponese rispetto a quella americana.

Guarda la grafica

Secondo il White Paper del Nomura Research Institute, il Giappone deve recuperare proprio nell’Ict che, pur avendo un’incidenza diretta sul Pil limitata, è già adesso uno dei principali motori della crescita e potrebbe diventarlo molto di più. Tra il 1990 e il 2005, infatti, gli investimenti americani in Ict sono cresciuti a velocità più che tripla rispetto a quelli giapponesi e nel quinquennio 2000-2005 questo ha determinato un aumento della produttività del lavoro americano più che doppio rispetto a quello nipponico. Che peraltro, con vizio piuttosto italiano, è ottimo nella manifattura e pessimo nei servizi. Ma proprio Nomura dall’Ubiquitous Society si attende più realisticamente un incremento aggiuntivo del Pil pari a un punto percentuale l’anno. Che, cumulandosi nel tempo, non è comunque da disprezzare: stiamo parlando di una finanziaria italiana o quasi. Su questo fronte l’impegno del governo non cambia, anche se Koizumi ha ceduto la poltrona a Shinzo Abe. Basta guardare alle parentele di Taro Aso, il ministro dell’Interno e delle Comunicazioni che tenne a battesimo u-Japan: il padre, Takakichi, era presidente della Aso Cement Company e sodale del vecchio primo ministro Tanaka; la madre era figlia di un altro primo ministro, Shigeru Yoshida; il padre della moglie è un terzo premier, Zenko Suzuki, mentre la sorella è sposa di un cugino primo dell’imperatore.

Il rilancio dell’economia dovrebbe far leva sugli operatori di telecomunicazioni che, entro il 2010, devono raggiungere 50 milioni di abitazioni e uffici con le fibre ottiche veloci e superveloci, dotate di una potenza cinque volte superiore quella disponibile in Italia nei centri di Milano e Roma. Il traguardo è a portata di mano, visto che la copertura è già arrivata al 90%. Naturalmente non tutti i giapponesi si abboneranno subito al nuovo servizio, ma l’Adsl ormai comincia a perdere abbonati, mentre la fibra ottica ne conquista al ritmo di 6-700 mila al trimestre. Il capo della Ntt, Satoshi Miura, aveva promesso 9,5 milioni di clienti entro il marzo 2008, il secondo operatore nipponico, la Kddi, 900 mila. In realtà, sono un po’ sotto e gli analisti si dividono sul futuro. Kenji Nishimura, della Deutsche Bank, prevede 20 milioni di clienti per Ntt al 2010 invece dei 30 messi a piano. Neale Anderson, della Hong Kong Shangai Banking Corporation, spiega il rallentamento con l’attesa degli imminenti, nuovi servizi su fibra come l’Iptv per le aree metropolitane di Tokio e Osaka, e attribuisce 14 milioni di abbonati a Ntt, ovvero il 69% del nuovo mercato. Ma se è chiaro che il Giappone presto o tardi ricaverà importanti vantaggi dalla fibra, e se le multinazionali domestiche fornitrici di tecnologie e contenuti ne avranno di ancor più sicuri e immediati, rimane oscuro il ritorno economico per chi le nuove reti deve costruire: Ntt in prima fila, ma anche Kddi e Softbank, le compagnie elettriche e le tv via cavo che offrono telecomunicazioni.

Nishimura sostiene che, seppure i ricavi da fibra stanno rapidamente aumentando (dal 2006 al 2007 sono passati dal 6 al 12% in Ntt), i profitti arriveranno non prima del 2012. E qui emerge – emerge si fa per dire, perché i numeri non vengono resi pubblici – il ruolo dello Stato. Per incentivare questo investimento strategico, il governo ha assicurato tre sussidi: finanziamenti della Development Bank of Japan a zero interessi per Ntt e a interessi molto bassi per gli altri; recuperi fiscali tra il 6 e il 18% sull’imposta societaria e la diminuzione dell’aliquota del 20-25% sulle immobilizzazioni; garanzie pubbliche sui debiti accesi per l’investimento. L’effetto sui bilanci potrebbe diventare rilevante con il tempo. Le prossime, vere decisioni riguardano il quadro regolatorio e gli assetti di Ntt: se e come le nuove reti verranno inserite nel servizio universale, che oggi procura modesti rimborsi a Ntt; se e come il ministero delle Finanze resterà per legge sopra il terzo del capitale e stranieri sotto. Ma su questo punto si comincerà nel 2012.

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