Microsoft, clamorosa rottura “Rinunciamo a comprare Yahoo!”

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Tutto faceva pensare a un accordo imminente. Alla nascita di un colosso Internet da 310 miliardi di dollari. E invece. Dopo 94 giorni di trattative, ammiccamenti e ultimatum, Microsoft ha deciso di abbandonare l’offerta e rinuncia all’acquisto di Yahoo. Ma non solo. Redmond fa sapere non procederà a una scalata ostile sul Consiglio di amministrazione di Yahoo! così come aveva minacciato una settimana fa. Non sono infatti bastati i 33 dollari per azione (2 dollari in più rispetto a quanto proposto l’1 febbraio al momento dell’Opa), per un totale di 47,5 miliardi di dollari, messi sul piatto della trattativa da parte di Microsoft. Chiaso chiuso. O quasi. Da una settimana gli occhi erano puntati su Seattle, ricca città dello stato di Washington, dove ha sede la multinazionale del software. Il silenzio di questi giorni aveva indotto a pensare che i colloquio fossero in corso. L’incontro decisivo fra i due big di Internet, però, sarebbe avvenuto sabato mattina. Presenti, l’amministratore delegato Microsoft, Steven Ballmer, e il numero uno Yahoo, Jerry Yang, accompagnati rispettivamente da Kevin Johnson, responsabile delle attività online per BigM, e il cofondatore del motore di ricerca, David Filo.

Una cosa era chiara al giovane Jerry Yang. Non avrebbe accettato un’offerta inferiore ai 37 dollari per azione. Lo aveva già dichiarato e ha mantenuto la promessa. A Steve Ballmer non è rimasto a quel punto che trarre le proprie conclusioni e sfilarsi dall’affare.
In una lunga lettera dal tono cordiale datata 3 maggio, in cui Microsoft annuncia di ritirare l’offerta, l’amministratore delegato della società di Redmond, però, avverte e “sconsiglia” un avvicendamento fra Yahoo! e Google (di cui in verità si parla da settimane), e proprio per non dare nessun alibi a questa ipotesi rinuncia a una scalata ostile nei confronti del Consiglio di amministrazione del motore di ricerca.


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Un’alleanza con BigG, scrive Ballmer, mortificherebbe le strategie pubblicitarie di Yahoo, turberebbe l’azione dei tanti ingegneri che si stanno adoperando a rendere Yahoo! il numero uno nel mercato della pubblicità online, e obbligherebbe la società di Sunnyvale a seguire le volontà di un’azienda più forte di lei, impedendole ulteriori collaborazioni.
Ma non basta. L’abbraccio mortale con Google avrebbe come effetto l’ingresso in campo dell’Antitrust, contro l’ipotesi di un monopolio che si verrebbe così a costituire. E Microsoft, fa intendere Ballmer, potrebbe ripresentarsi come parte in causa al fianco dell’organismo per la concorrenza.

La parola, ora, passa alla Borsa. Domani Wall Street sancirà con un più o con un meno la decisione di Yahoo! Gli analisti che in queste ore si affrettano a commentare la chiusura dell’accordo stimano una flessione delle azioni di Sunnyvale in 8 dollari, pari al 28 per cento del valore attuale (Yahoo! ha chiuso venerdì a 28,67 dollari).
E se a Sunnyvale, in California, molti esultano per lo scampato pericolo, a Wall Street non tutti la pensano così. Laura Martin, analista di Soleil Securities, giudica “incredibile” la scelta di Jerry Yang & Company: “Questo management ha anteposto gli interessi dei propri dipendenti e del loro lavoro davanti a quello degli azionisti” ha affermato la Martin alla Reuters, non escludendo che alcuni di questi azionisti ora potrebbero intentare una causa nei confronti della stessa società.

Un calo sotto i 20 dollari, infatti, potrebbe indurre la stessa Yahoo! a ritornare al tavolo delle trattative, così come è successo nell’affare BEA Systems-Oracle a inizio anno. Anche in quel caso Oracle aveva abbandonato i colloqui e rinunciato alle ostilità, ma la flessione in borsa delle azioni di BEA Systems aveva “ricondotto a più miti consigli” il proprio management. Un’ipotesi da non escludere, se proprio Jonathan Miller, già amministratore delagato di AmericaOnLine (Aol), sulle colonne del New York Times commenta così l’abbandono di Microsoft: “Mi sembra una tattica di negoziazione molto forte e molto seria”.

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