Ragazzo picchiato, giovane ultras neonazista confessa

VERONA – Mentre restano gravisime le condizioni di Nicola Tommasoli, il tecnico di 29 anni picchiato brutalmente da un gruppo di balordi in centro a Verona la notte del Primo maggio, un giovane di 19 anni si è costituito e ha già confessato di essere coinvolto nell’aggressione. Altri due presunti responsabili del pestaggio sono invece ricercati all’estero.

ULTRA’ NEOFASCISTA – Il giovane è un ultrà neofascista che, a quanto risulta alla polizia, è già stato responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. Il 19enne, che apparterrebbe ad una famiglia benestante della città, si è costituito presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati. In passato era stato sottoposto a Daspo, ovvero il divieto di accedere a manifestazioni sportive, previsto proprio dalle norme studiate ad hoc contro la violenza negli stadi. Dopo essere stato sentito è stato trasferito in carcere.

DUE AGGRESSORI ANCORA DA IDENTIFICARE – Un fermato, due altri individuati, due invece ancora del tutto da identificare. Nelle indagini sulla brutale aggressione mancano ancora all’appello gli ultimi due giovani del gruppo dei cinque. Di loro, secondo fonti investigative, mancano ancora le identità, e il 20enne costituitosi alla Questura non avrebbe fornito elementi per arrivare alla loro individuazione. Il gruppetto, appartenente all’area dell’estrema destra veronese, sarebbe costituito tutto da giovani coetanei, intorno ai 20 anni. I due che sono riusciti a sottrarsi per il momento alla cattura, sempre secondo le stesse fonti, sarebbero fuggiti all’estero probabilmente in automobile.

L’AVVOCATO: NON VOLEVA UCCIDERE – Di certo non voleva uccidere e si sarebbe trattato di una lite degenerata. E’ questa la tesi riferita all’agenzia Adkronos da legale del giovane 19enne, sulla cui identità gli investigatori mantengono il massimo riserbo. Si attende un nuovo interrogatorio, ha spiegato il legale, e sopratutto la contestazione del reato; l’accusa infatti potrebbe sfociare in omicidio volontario o preterintezionale qualora Tommasoli, per le gravi ferite riportate, non ce la faccesse a sopravvivere. Il legale ha poi detto che i genitori del giovane che si è costituito sono affranti. Secondo l’avvocato «ci troviamo davanti ad una vicenda che ha piu vittime, la situazione è drammatica e i genitori dobbiamo tutelarli: sono distrutti da questa situazione che è spaventosa». Il ragazzo, che frequenta regolarmente il liceo classico, avrebbe riferito agli inquirenti di essere stato lì al momento della rissa (bollata come banale litigio) e per questo motivo si è presentato.

CONDIZIONI ANCORA DISPERATE – Lo stesso Tommasoli continua intanto a lottare contro al morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Borgo Trento: momenti di angoscia per i genitori che sono al suo capezzale chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. «Sono realista non voglio illudermi – dice il papà Luca che si aggrappa a ogni flebile speranza -. I medici dicono che c’è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare». Da lunedì mattina, si è appreso da fonti ospedaliere, inizierà il periodo d’osservazione per dichiararne la morte cerebrale.

CACCIA AL «DIVERSO» – I tre aggressori individuati dalla polizia, secondo quanto si è appreso negli ambienti investigativi, farebbero parte di un gruppo di giovani di estrema destra, molti dei quali ultrà del Verona (una delle tifoserie considerate a più alto rischio), il cui obiettivo era la «caccia al diverso». Nell’indagine chiusa un anno fa dalla Digos scaligera, che ha portato alla denuncia di 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, è infatti emerso che le vittime della banda non erano solo extracomunitari ma tutti coloro che in qualche modo venivano visti come non omologabili con le loro idee. A conferma di ciò, le indagini avevano consentito di accertare violenze nei confronti di un giovane che indossava una felpa del Lecce e di due ragazzi appartenenti al centro sociale «Chimica», aggrediti a colpi di spranga. Ancora, la banda sarebbe stata responsabile di un’aggressione ad un giovane seduto sulle scalinate di piazza Erbe, colpevole di danneggiare l’immagine di Verona ‘città di classe’. Nel corso delle perquisizioni effettuate un anno fa nelle abitazioni degli indagati, la polizia trovò cinghie, manganelli telescopici ma anche cassette video e dvd che contenevano immagini di pestaggi e documenti e materiale del «Fronte veneto skinheads».

UNITI DALLA VOLONTA’ DI VIOLENZA – L’accusa contestata dalla procura di Verona ai 17 giovani individuati dalla Digos un anno fa, fu di associazione a delinquere finalizzata alle lesioni personali e alla violazione della legge Mancino contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa. All’inizio delle indagini, gli investigatori pensavano che gli episodi fossero riconducibili a scontri tra le opposte tifoserie; con il prosieguo degli accertamenti, però, si è scoperto che la banda premeditava le aggressioni nei confronti di chi aveva stili di vita diversi a prescindere dalla sua fede calcistica. E ad unire il gruppo era la volontà di compiere gesti di violenza gratuita. La caccia al diverso, è emerso dalle indagini, iniziava in alcuni locali del centro storico di Verona frequentati il fine settimana da giovani. In queste occasioni, secondo investigatori ed inquirenti, la banda andava volutamente alla ricerca dello scontro nei confronti di chi aveva stili di vita diversi. E dunque, le aggressioni e i pestaggi non erano solo contro chi era diverso per il colore della pelle, per il paese di provenienza o per posizioni politiche, ma anche semplicemente, contro chi parlava o vestiva in modo diverso dal gruppo.

FRONTE VENETO SKINHEADS: «NON SONO DEI NOSTRI » – Il Veneto Fronte Skinheads, per voce del presidente Giordano Caracino, esclude che il ragazzo fermato a Verona per l’aggressione a Tommasoli faccia parte del proprio movimento. «Il ragazzo – afferma – dalle informazioni che abbiamo, non fa parte del Fvs, non lo conosciamo. Non basta avere i capelli corti, un bomber o avere certe idee per far parte del nostro movimento». «Noi – aggiunge Caracino – prendiamo le distanze in maniera categorica dall’accaduto e dalle persone che l’hanno compiuto. Si fa presto a mettere insieme due nomi e delle sigle per tirare in ballo la nostra associazione». «Stiamo valutando come muoverci – afferma ancora Caracino – per per diffidare chiunque dall’affiancare il nostro movimento al fatto di Verona». Caracino, padovano, è presidente del Veneto Fronte Skinheads dall’ottobre del 2006. Secondo Caracino il movimento di estrema destra conta su alcune centinaia di aderenti.

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