Julianne Moore star di un film da incubo

«Blindness» sarà un pugno nello stomaco per la platea elegante ma spero possa anche essere illuminante

LOS ANGELES – Julianne Moore stupirà molti nel film d’apertura del Festival di Cannes: Blindness diretto dal brasiliano Fernando Meirelles, tratto dal libro Cecità (1995) del portoghese e Premio Nobel José Saramago. Appare bionda, con capelli come spenti e un malsano incarnato, lei che è nota per la sfolgorante capigliatura rossa e migliaia di efelidi sulla carnagione chiarissima. Ha il viso segnato dal dolore, i lineamenti delicati tirati da un’angoscia che li rende duri, il corpo piegato da pesi morali insostenibili e da una lotta per la sopravvivenza che porta anche al crimine, a sensi di colpa devastanti. Julianne racconta: «Amo alcuni miei personaggi tratti da opere letterarie e mi viene subito in mente Fine di una storia da un libro che prediligo di Graham Greene.

Ogni mio ruolo di questo tipo è stato, tuttavia, scavalcato da Blindness e da un’opera letteraria che considero illuminante». E sul film aggiunge: «Abbiamo girato a San Paulo e molto in Brasile, poi siamo andati a Toronto e a Montevideo e se dovessi sintetizzare quello che considero un film politico, una metafora sul collasso dell’ordine e dei valori nel nostro mondo, e non sarà possibile vedendolo non pensare alla tragedia di New Orleans, all’epidemia dell’Aids, all’Africa allo stremo e a tante terribili realtà del collasso ambientale e di valori del nostro secolo da nuovo Olocausto, sceglierei solo alcune parole che sintetizzano l’opera dello scrittore, la passione che il regista ha immesso nella trasposizione del libro Cecità: “Nonsiamo diventati ciechi, lo siamo: ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono”». Questa è anche una battuta del film: la pronuncia la moglie del dottore (Mark Ruffalo).

Julianne non ha un nome, come quasi tutti i personaggi del copione e del libro. Lei interpreta l’unica persona che in una città non localizzata, sconvolta da una misteriosa epidemia di cecità, continua a vedere. Danny Glover, con la sua voce profonda, narra invece la tragedia con pupille nere o come bianche, da veggente lucido e amaro, una sorta di alter ego di Saramago. Sorride Julianne: «Sarebbe stato perfetto per Blindness anche il titolo di Kubrick Eyes Wide Shut, come qualcuno ha osservato scrivendo del libro e certo sarà ripetuto per il film». È come sempre gentile nello strappare un po’ di tempo ai servizi di moda: «Metto sempre la moda in relazione alla società e sono molto curiosa di vedere Sex and the City. Sì, sono stata io a scegliere il personaggio della sirenetta per le celebrazioni Disney e ho avuto l’applauso dei miei bambini».

È molto presa dal lancio Usa di Savage Grace, che dopo la presentazione al Sundance sta già scandalizzando l’America puritana e snob non solo per la scena della madre che fa l’amore con il figlio omosessuale e adorato in modo sconvolgente per aiutarlo a capire tante cose, ma perché il suo ruolo della ricca newyorkese Barbara Daly Baekelad è giudicato una vera e propria tragedia americana. Considera «la moglie del dottore» un altro dei suoi personaggi con qualcosa sempre di estremo? «No e non voleva certo farne una sorta di eroina il regista Meirelles del quale ho rivisto City of God e The Constant Gardener. Itemi di quei film, la realtà giovanile allo sbando nelle favelas di Rio de Janeiro, le multinazionali delle medicine scadute nell’Africa stremata, anticipavano questo suo film faticoso fisicamente ed emotivamente per tutti noi e in particolare per gli attori che hanno dovuto fingersi ciechi.

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Buoni o cattivi ciechi, umani e non zombies, chiusi in una clinica dei disperati mentre all’esterno l’epidemia dilaga, i cattivi rubano il cibo, compiono violenze una società dimentica dei valori della pietà, della solidarietà e che sprofonda nell’anarchia, in dittature del terrore ». Osserva: «Eppure, proprio questa cecità, come spesso ripeteva Ruffalo che aveva sempre occhi lacrimanti per lenti a contatto impietose, ha dato a tutti noi una libertà creativa profonda, una attenzione ipersensibile. Saramago è stato spesso sul set, considera “un figlio” il suo romanzo, aveva sempre negato i diritti per un film. Certo, Blindness sarà una sorta di pugno allo stomaco per una platea elegante e giustamente anche in cerca di divertimento in tempi dark. Io spero sia anche un film «illuminante» e sono fiera che sia stato scelto per inaugurare

Una risposta a Julianne Moore star di un film da incubo

  1. whiteangel scrive:

    ho letto il libro e non sapevo che avrebbero fatto un film… speriamo che sappia rendere quello che è nel libro

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