Calci di rigore, favorito chi tira per primo

La pressione psicologia incide meno su chi comincia. E Buffon ha scelto invece di far calciare prima gli spagnoli

Il rigore più importante di Italia-Spagna? Quello «tirato» dall’arbitro: vale a dire il lancio della monetina. A quel punto, il più era fatto. Lo hanno messo in luce due economisti sperimentali spagnoli (ebbene sì), Jose Apesteguia e Ignacio Palacios-Huerta – rispettivamente della Universitat Pompeu Fabra di Barcellona e London School of Economics – studiando su basi statistiche la «lotteria dei calci di rigore».

il rigore sbagliato da de Rossi (Reuters)
Italia-Spagna: il rigore sbagliato da de Rossi (Reuters)

Il sorteggio è importante perché chi vince il lancio della monetina vince anche la partita ben sessanta volte su cento. Ma come è possibile? Come spiegare quel venti per cento di vantaggio acquisito per pura sorte? Semplice: il capitano della squadra che vince il sorteggio sceglie (quasi) sempre di tirare per primo; e il vantaggio è determinato proprio dall’ordine dei tiri. Lo rivela l’analisi di 260 partite risolte dai calci di rigore in un arco di trent’anni: ben 2.681 tiri, fra partite di club e internazionali, Mondiali, Europei, Champions League, Campionati spagnoli, tedeschi, e FA Cup inglese. Fardello psicologico Il risultato è sorprendente: fra le variabili prese in considerazione, l’ordine dei tiri è l’unica a conferire un vantaggio significativo. E’ più importante del fattore campo, delle qualità tecniche dei giocatori e dell’esperienza nel tirare i calci di rigore. Si tratta ovviamente di un elemento del tutto irrazionale: visto che entrambe le squadre hanno a disposizione esattamente lo stesso numero di tiri, calciare prima o dopo l’avversario non dovrebbe fare alcuna differenza. Ma non è così. Chi tira per primo costringe l’avversario a sopportare un pesante fardello psicologico: la sensazione di dover inseguire. Chi tira per secondo si trova in svantaggio molto più spesso dell’avversario (1-0, 1-1, 2-1, …) e questo elemento aggiunge ulteriore pressione.

Italia-Spagna, Di Natale dopo il suo errore (IPP)
Italia-Spagna, Di Natale dopo il suo errore (IPP)

I dati del loro recentissimo studio – «Performance Pressure in the Workplace: Evidence from a Randomized Natural Experiment» (aprile 2008) – mostrano che il primo rigore è fondamentale. Sotto di 1-0, la probabilità di vittoria scende significativamente. Una volta rotto il ghiaccio e messo a segno il primo tiro, l’avversario si trova già psicologicamente alle corde, e la situazione per lui peggiora di tiro in tiro. Ad Apesteguia e Palacios-Huerta non interessano tanto gli Europei di calcio (anche se, ne siamo certi, avranno tirato un bel sospiro di sollievo vedendo le furie rosse avviarsi per prime sul dischetto), quanto gli effetti psicologici che interferiscono nella vita di tutti i giorni con scelte che, in teoria, dovrebbero essere razionali. Ma, come sappiamo, molto spesso anche i professionisti si fanno condizionare dalla emotività (ne sanno qualcosa i trader alle prese con i mercati degli ultimi mesi) o semplicemente ignorano piccoli fattori che ne influenzano in maniera sottile ma sistematica le decisioni. Il caso dei calci di rigore è interessante perché costituisce un raro esempio di esperimento «naturale»: invece di studiare il comportamento di soggetti sperimentali tra le asettiche stanze di un laboratorio, le regole stesse dei calci di rigore creano una manipolazione controllata che consente di isolare l’effetto delle diverse variabili in gioco.

Tirando la monetina, infatti, l’arbitro introduce un elemento di casualità che «neutralizza» tutti i fattori influenti tranne uno. La squadra più forte ha esattamente la stessa probabilità di vincere il sorteggio di quella meno forte, e così via per la squadra di casa, la squadra più esperta, più anziana, ecc. Un solo fattore rimane costante: l’ordine dei tiri. Ed è proprio quanto spiega l’origine dell’asimmetria statistica: 60% contro 40% di probabilità di vittoria. Saper scegliere Se perfino professionisti strapagati, allenati allo scopo e opportunamente selezionati sono vittime della propria irrazionalità, noi comuni mortali dovremmo rassegnarci a restare intrappolati dalle nostre fragilità cognitive ed emotive? Fino a un certo punto. La buona notizia, infatti, è che i campioni del calcio (proprio come molti di noi) sono (quasi sempre) consapevoli dei propri limiti (e di quelli degli avversari). Per questo, come abbiamo visto, il capitano che vince il sorteggio sceglie sempre di tirare per primo. O, meglio, quasi sempre!

Se è infatti vero che così scelse Cannavaro ai Mondiali portandoci alla vittoria, Buffon l’altra sera ha letteralmente schiaffeggiato la sorte. Di fronte a un esito favorevole della monetina ha incredibilmente preferito che l’Italia tirasse per seconda. In quello stesso istante le nostre probabilità di successo sono scese del venti per cento, una percentuale non da poco se si considera la posta in palio. Forse Cannavaro accigliato in panchina stava pensando proprio a quel folle gesto del portiere più forte del mondo. In conclusione: la consapevolezza non è sufficiente ad eliminare l’irrazionalità, ma può essere usata per controllarla o per lo meno per non esserne sempre la vittima designata. Nella lotteria dei calci di rigore non tutti i biglietti hanno lo stesso valore. Ma se potete scegliere, almeno prendete quelli con più probabilità di vittoria.

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