Un manichino da torturare per gioco

Sul web un videogame che permette di utilizzare metodi raccapriccianti su un prigioniero: 600 mila contatti

Il manichino, o meglio la vittima, se ne sta appesa per le braccia, inerme e muta, in un luogo buio che, a giudicare dall’eco sorda e dallo sgocciolio udibili in sottofondo, potrebbe essere uno scantinato. Sulla destra, vari metodi di tortura sono a disposizione del giocatore: si possono infilare chiodi nella carne o più semplicemente tirare gli arti, scuotendo il povero cristo qua e là, e poi si può passare a strumenti ancor più raccapriccianti, come il rasoio, vari tipi di arma da fuoco, addirittura le punte acuminate per trafiggere e la sega elettrica per smembrare. Il prigioniero non emette un grido, e colpo dopo colpo, può essere massacrato, in un’orgia di sangue, che non si conclude nemmeno quando appare la parola “morto”. Il videogame (se così si può definirlo) che consente l’esercizio di tanta brutalità, si chiama “The Torture Game 2” e sta avendo un notevole successo su Newsground.com, il portale che raccoglie, tra gli altri, giochi creati dagli stessi utenti: in poco più di un mese dalla pubblicazione è stato visto da oltre 600mila persone, ottenendo una media voto che lo pone tra i preferiti dai navigatori.

REAZIONI – Chi abbia la capacità di sperimentarlo in maniera critica potrebbe fermarsi a pensare alle torture che ancora oggi vengono inflitte ai prigionieri in molti Paesi: basti ricordare i recenti scandali di Abu Ghraib, dei detenuti di Guantanamo, ma anche a quanto avviene in quella Cina che si appresta a ospitare le prossime Olimpiadi. A provare insomma in prima persona ciò che per esempio ha tentato di raccontare qualche giorno fa ai lettori di Vanity Fair il giornalista Christopher Hitchens a proposito della pratica del waterboarding. Il gioco però non sembra stimolare molte riflessioni serie, a giudicare dai commenti che gli utenti hanno scritto su Newsground: c’è chi si lamenta per la mancanza di realismo dovuta al fatto che la vittima non urla, chi propone ulteriori strumenti di tortura per nuove e più avvincenti versioni e chi suggerisce di usarlo come mezzo per scaricare la rabbia, immaginando che il manichino sia la persona odiata su cui sfogarsi (e per fortuna l’opzione per utilizzare una faccia vera sul manichino sembra non funzionare). Persino l’autore, il sudafricano diciannovenne Carl Havemann, raggiunto da MSNBC, ha dichiarato di averlo creato solo per offrire «una forma di intrattenimento semplice e senza senso, visto che puoi farne (della vittima, ndr.) quello che ti pare». Un passatempo solo un po’ più sofisticato del suo precedente “The Torture Game”. E infatti c’è chi ha pensato di usare “The Torture Game 2” come una scusa per creare una bizzarra galleria di arte macabra, prendendo spunto dal fatto che tra le armi a disposizione dell’aguzzino c’è anche la vernice colorata.

PRECEDENTI E GENERALIZZAZIONI – Il rischio è, come accade sempre in questi casi, che a essere travolta dal polverone che si alza in questi casi per le polemiche sull’utilizzo della violenza a fini di intrattenimento, sia tutta l’industria dei videogiochi: basti ricordare il caso recente di “Manhunt 2“, titolo interattivo bandito in Italia e molti altri Paesi, che ha finito per dare luogo a facili generalizzazioni sull’assioma videogiochi uguale violenza. Per fortuna stavolta ci pensa Chad Sapieha, esperto blogger di videogame per il “Globe and Mail”, a dire che “The Torture Game 2” «manca di qualsiasi elemento che ricordi anche alla lontana l’intrattenimento: è un gioco privo di humour, stupido e assolutamente privo di scopo». Come a dire che anche la stampa non specializzata, magari più a digiuno di videogiochi, non cade facilmente nella trappola della caccia alle streghe. Certo è però che la violenza continua ad essere un elemento di fortissima attrattiva, sul web come nei videogame (si veda il successo stratosferico di “Grand Theft Auto IV”, che però si può paragonare facilmente a una pellicola di Scorsese), come nel cinema. Il 15 agosto arriverà nelle nostre sale “Nella rete del serial killer“, storia di un’indagine su un assassino che espone in diretta le vittime su Internet, e le uccide tanto più velocemente quante più persone si connettono per vedere lo spettacolo. Per fortuna è solo fiction.

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