Privacy, l’allarme del Garante “Italia arretrata, troppi rischi”

ROMA – Troppe intercettazioni, poca tutela della privacy. E’ un Paese “arretrato” quello descritto da Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità

garante della per la protezione dei dati personali, nella sua presentazione della Relazione sull’attività 2007. Un documento che sottolinea i limiti della tutela dei dati personali, che punta il dito contro l’eccesso di intercettazioni e i nuovi social network, che mette in guardia dal prendere le impronte ai minori e che chiede uno stop “ai processi mediatici”.

Allarme privacy. L’Italia è un Paese “alle prese con un diffuso bisogno di protezione nel quale è tuttora irrisolto il cortocircuito tra le ragioni della giustizia, dell’informazione e della tutela della riservatezza” dice il Garante che denuncia “le intrusioni insopportabili da parte di un marketing molto aggressivo mentre permane una diffusa indifferenza per la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità, amministrazione finanziaria, strutture di servizio”. Un esempio per tutti: “Un Paese che non conosce neppure quali e quante sono le sue banche dati e che non sa proteggerle è un Paese arretrato, che espone a gravi rischi non solo i cittadini ma anche gli operatori della giustizia, della sicurezza, dell’amministrazione finanziaria” attacca Pizzetti.
“Troppe intercettazioni”.
“Troppo frequentemente in questi anni le informazioni raccolte durante le indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi. Fenomeno questo che, nella misura e nei modi in cui in molti casi è avvenuto, ha costituito e costituisce indubbiamente una anomalia tutta italiana” dice Pizzetti. Per il garante il ddl sulle intercettazioni deve essere integrato con maggiori misure di protezione.
“Attenti a Youtube”.
Cita Youtube,Myspace e Facebook “che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete”. Pizzetti segnali i rischi legati a queste nuove forme di comunicazione usate “con spensieratezza e inconsapevolezza” e ricorda “le forme perverse di comportamenti umani” che si trovano su internet. Per questo, continua Pizzetti servono “indicazioni chiare, anche per consentire agli utenti un uso più attento e informato”. 
Uffici giudiziari.
”Le verifiche svolte sul Tribunale di Roma, anche se circoscritte alle Sezioni civili e del lavoro, ci hanno confermato che la protezione dei dati negli uffici giudiziari e’ ancora quasi all’anno zero”. La denuncia del Garante è netta. Bisogna “innalzare le misure di protezione, sia adottando prescrizioni sia con concreti provvedimenti di carattere

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